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sabato 21 maggio 2016

Il tema del mese: la pastiera napoletana

Da "La Cucina Napoletana" di Jeanne Caròla Francesconi:
Tradizionale e immancabile il giorno di Pasqua su ogni mensa napoletana, la pastiera è quasi un'intima parte del popolo napoletano che annualmente riemerge, perfino in questa nostra era ansiosa di abolire tutto ciò che è tradizionale.  
Nessuno sfugge al fascino della pastiera, fascino dovuto non tanto alla golosità quanto ad un inconscio sentimento d'amore che si rinnova di padre in figlio. 
E' certo che di questo dolce, antesignano, per il suo profumo, della imminente primavera, in periodo pasquale si fa un gran parlare. 
Ogni famiglia ha la sua personale ricetta, variata soprattutto nelle proporzioni: chi vi mette la crema e chi no; l'uno la preferisce molto profumata di acqua di fiori d'arancio, l'altro invece fa di quest'ultima un uso molto parsimonioso. 
Tutti però discutono sulle regole e sui propri gusti; si rammaricano se la pastiera di quest'anno è riuscita meno bene di quella dell'anno precedente, se ne gloriano se si verifica il contrario e se la scambiano per poterla reciprocamente giudicare, comunicandosi dosi ed accorgimenti. E poichè la pastiera si conserva almeno per una settimana, i giorni successivi alla Resurrezione sono punteggiati di piccoli assaggi (di mattina accompagnata da una tazza di caffè, la pastiera è gustosissima) che prolungano la festosa atmosfera pasquale fino a quando il 'ruoto' non resti completamente vuoto. 
E l'anno dopo si ricomincia.

«E,venuto lo juorno destenato, oh bene mio: che mazzecatorio e che bazzara che se facette! Da dove vennero tante pastiere e casatielle? Dove li sottestate e le porpette? Dove li maccarune e graviuole? Tanto che nce poteva magnare n'asserceto formato.»

(Giambattista Basile, La gatta cenerentola)


Storia


La pastiera, probabilmente, sia pure in forma rudimentale, accompagnava le feste pagane che celebravano il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l'uovo, simbolo di vita nascente. Il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta del ripieno potrebbe derivare direttamente dal pane di farro tipico delle nozze romane dette appunto "confarreatio". Un'altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all'epoca di Costantino il Grande, a base di latte e miele che i catecumeni ricevevano come offerta nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.
Nell'attuale versione fu forse inventata in un ignoto monastero napoletano dove una suora volle che in quel dolce, simbolo della Resurrezione di Cristo, si sentisse il profumo dei fiori dell'arancio del giardino conventuale. Alla bianca ricotta mescolò una manciata di grano che dal nero della terra in cui viene seminato germoglia e risorge splendente come oro. Aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, il cedro e le spezie venute dall'Asia.
È storia nota poi che le suore dell'antichissimo convento di San Gregorio Armeno si aggiudicarono la reputazione di maestre nella complessa manipolazione della pastiera e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.
Ogni brava massaia napoletana si ritiene detentrice dell'autentica, o della migliore, ricetta della pastiera. Ci sono tuttavia due scuole di pensiero a riguardo: la più antica insegna a mescolare alla ricotta semplici uova sbattute; la seconda, decisamente innovatrice, raccomanda di mescolarvi una densa crema pasticciera che la rende più leggera e morbida, innovazione dovuta al dolciere-lattaio Starace la cui bottega sorgeva in un angolo di Piazza Municipio e che ora non esiste più.
La pastiera va confezionata con un certo anticipo, non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, per dare agio a tutti gli aromi di cui è intrisa di ben amalgamarsi in un unico e inconfondibile sapore. Appositi "ruoti" di ferro stagnato sono destinati a contenere la pastiera, in essi viene venduta e anche servita, poiché è assai fragile e a sformarla si rischia di rovinarla irrimediabilmente.
Leggenda
La leggenda fa risalire le origini della pastiera al mito di Partenope, la sirena che, incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, fissò lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti che popolavano il golfo, allietandole con canti d’amore e di gioia.Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d’amore che la sirena aveva loro dedicato e, per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero, così sette fra le più belle fanciulle dei villaggi furono incaricate di consegnarle dei doni: la farina, forza e ricchezza della campagna; la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle; le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova; il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura; l’acqua di fiori d’arancio, per il loro profumo; le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo; infine lo zucchero, per esprimere l’ineffabile dolcezza profusa dal suo canto.
La sirena, felice per i tanti doni, quando si inabissò per fare ritorno alla sua dimora, depose le offerte ai piedi degli dei e questi, inebriati anch'essi dal suo soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima pastiera che eguagliava e, anzi, superava in dolcezza il canto della stessa Partenope.
C'è poi anche una leggenda più realistica che narra che di alcuni pescatori rimasti in balìa delle onde per un giorno ed una notte a causa di un improvviso maltempo. Costoro, una volta riusciti a rientrare sulla terraferma, interrogati su come avessero potuto resistere in mare per così tanto tempo, risposero che avevano potuto nutrirsi della 'Pasta di Ieri', fatta con ricotta, uova, grano ed aromi e anche per ciò la Pastiera iniziò ad essere simbolo di rinascita, oltre che per gli ingredienti, perché aveva dato una chance di sopravvivenza a dei pescatori.

Ingredienti

per la pasta frolla:

- 250 g di farina
- 125 g di burro o sugna
- 125 g di zucchero
- 3 tuorli

per il grano:

- 170 g di grano precotto
- 350 ml di latte
- la buccia grattugiata di mezza arancia o limone
- una noce di burro o sugna
- 1 cucchiaino di zucchero
- 1 pizzico di vaniglia

per il ripieno:

- 125 g di ricotta di pecora
- 170 g di zucchero
- 3 tuorli d'uovo
- 2 albumi
- 50 g di acqua di fiori d'arancio
- 20 g di cedro candito
- 20 g di arancia candita
- 30 g di cocozzata (zucca candita)
- un pizzico di cannella in polvere


PREPARAZIONE

Cominciate dalla cottura del grano perciò ponetelo in una pentola capiente assieme al latte, la buccia d'arancia, lo zucchero, il burro e la vaniglia e lasciate andare a fuoco lento per circa un'ora o, almeno, fino a che il latte non si sarà assorbito abbastanza da creare assieme al resto una crema. Spegnete e lasciate raffreddare.

La preparazione della frolla è semplicissima: fate una fontana con zucchero e farina, ponete al centro i tuorli e il burro freddo a tocchetti. Con le punte delle dita sbriciolate il burro con la polvere e impastate quanto basta perchè si formi una palla che metterete a riposare per circa mezz'ora in frigorifero.

Per quanto riguarda il ripieno, pesate la ricotta, passatela al setaccio e mescolatela con lo zucchero per qualche minuto. Aggiungete i tuorli uno alla volta (lasciando da parte i due albumi che monterete a neve), il grano cotto, i canditi a pezzettini, la cannella e l'acqua di fior d'arancio: quest'ultima va aggiunta gradualmente ed eventualmente non tutta se non è di vostro gusto l'aroma. Date una mescolata al tutto e finite con gli albumi montati, amalgamandoli al composto con movimenti dal basso verso l'alto.

Trascorso il tempo di riposo della pasta frolla, prelevatene i 2/3 e stendetela tra due fogli di carta oleata o da forno quindi rivestite il tipico 'ruoto' di alluminio che per questa dose non dovrà superare i 24-25 cm di diametro. Fate dei buchi sul fondo coi rebbi della forchetta e versatevi all'interno il composto di grano e ricotta. Con la restante pasta frolla fate delle strisce che porrete trasversalmente sulla superficie del dolce a mo' di decorazione.

Cuocete la pastiera in forno statico preriscaldato a 180°C per un'ora e, una volta sfornata, lasciatela riposare anche una notte intera prima di mangiarla.
Nota Bene: la pastiera è un dolce particolarmente umido quindi non vale la prova dello stecchino nè, anche per questo, si sforma dal suo 'ruoto' di cottura.


FONTI:

- Jeanne Caròla Francesconi - 'La cucina napoletana'
https://it.wikipedia.org/wiki/Pastiera_napoletana
- http://www.pastiera.it/

mercoledì 25 novembre 2015

Ravioli al cacao con ragù di filetto di scottona, ricotta di bufala e pinoli

Ho pensato a lungo a questa ricetta e a come combinare gli ingredienti e le cotture per creare un piatto che avrei potuto mangiare con gusto senza sacrificare la leggerezza, ottenendo al contempo qualcosa di ripetibile per i più e, soprattutto, in linea con la sfida di questo mese.
Monica e Luca di Fotocibiamo, dal canto loro, hanno dato il meglio di sè nella scelta della ricetta facendo fumare secondo me non pochi cervelli ma alla fine, come si dice, tutto è bene quel che finisce bene, anzi, buono!

Ingredienti
(per 3 persone)

per la sfoglia al cacao:

- 300 grammi di farina di semola di grano duro rimacinata
- 3 uova
- un cucchiaio di cacao amaro
- un pizzicotto di sale fino

per il ragù:

- 500 grammi circa di filetto di scottona a fette spesse
- 500 ml di passata di pomodoro
- 2 carote
- 2 cipollotti freschi di Tropea
- olio e.v.o.
- sale
- pepe bianco Muntok

per il ripieno dei ravioli:

- 300 grammi di ricotta di bufala
- 50 grammi di pinoli
- parmigiano reggiano grattugiato


PREPARAZIONE

Per via dei tempi di cottura è meglio iniziare dal ragù: prendete le fette di carne e fatele rosolare in una casseruola capiente con un filo d'olio da entrambi i lati quindi aggiungete le carote a dadini e i cipollotti affettati.
Una volta appassite le verdure, versate la passata, macinate il pepe e spolverizzate un pizzico di sale, aggiungete un bicchiere d'acqua e fate cuocere il tutto coperto e a fuoco bassissimo per almeno 2 ore, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo un po' d'acqua all'occorrenza.
Vedrete che col passare del tempo la carne si ammorbidirà fino a sfilacciarsi e il sugo si ritirerà arricchendosi di aromi: raggiunta la consistenza desiderata, assaggiate, eventualmente aggiustate di sale, quindi spegnete e lasciate riposare.

Per la sfoglia al cacao fate una fontana con la farina, aggiungete un cucchiaio di cacao, rompete le uova al centro e finite con un pizzicotto di sale: amalgamate tutti gli ingredienti fino a creare un composto omogeneo e copritelo per mezz'ora con una terrina di vetro prima di stenderlo.
Trascorso il tempo, tirate delle sfoglie sottilissime (al massimo 2 millimetri) e stendetele sul piano di lavoro.

A parte, in una terrina, lavorate la ricotta con qualche cucchiaio di ragù, i pinoli e abbondante parmigiano grattugiato quindi con un cucchiaino fate delle palline che porrete ben distanziate sulle sfoglie, alternandole ad altre da lasciare vuote.
Prendete ora le sfoglie libere e ponetele, dopo averle spennellate con un po' d'acqua, sulle sfoglie col ripieno, facendo sì che aderiscano bene e prestando attenzione che non resti dell'aria all'interno. Ora con l'apposito attrezzo formate i ravioli utilizzando tutta la pasta a disposizione e metteteli poi ben infarinati su di un vassoio.
Ponete sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata e un filo d'olio e, quando questa giungerà ad ebollizione, cuocete i ravioli attendendo circa un minuto dalla ripresa del bollore prima di scolarli.

E' tempo di comporre il piatto: mettete i ravioli (circa 7-8 persona), abbondanti cucchiaiate di ragù con la sua carne sopra e parmigiano grattugiato a piacere.


Con questa ricetta partecipo alla sfida n.52 dell'MTChallenge per il mese di novembre.



martedì 7 aprile 2015

Neapolitan 'Pastiera' Whoopies



Dunque... Pasqua è andata, Pasquetta pure.
Qui al sud il tempo è stato tutt'altro che clemente e il freddo l'ha fatta da padrone ma aprile è ancora lungo e noi abbiamo fiducia negli anticicloni.
Qui di seguito propongo una ricetta che accontenterà i nostalgici e l'economia domestica poichè richiama la Pasqua or ora trascorsa e poi vi aiuterà a liberarvi in modo creativo dei residui degli ingredienti usati per preparare le pastiere.
A casa nostra questi meravigliosi biscottini farciti sono durati pochissimo, uno ha tirato l'altro e quasi non c'è stato bisogno di lavare la pentola o la ciotola della crema: provare per credere!

Ingredienti

(per i biscotti):

- 230 gr di farina
- 80 gr di amido di mais
- 1 uovo
- 120 gr di burro
- 120 gr di zucchero
- 100 ml di latte intero
- 1 cucchiaino di lievito per dolci in polvere
- 1/2 cucchiaino di bicarbonato
- 1 pizzico di sale
- i semi di mezzo baccello di vaniglia

(per la crema alla pastiera):

- 2 tuorli
- 250 ml di latte intero
- 145 gr di zucchero
- 150 gr di grano cotto sgocciolato
- 1/2 baccello di vaniglia
- 30 gr di fecola di patate
- 250 gr di ricotta
- la buccia grattugiata di 1/2 arancia e 1/2 limone
- 1/2 cucchiaino di aroma di fior d'arancio
- 40-50 gr di arancia candita


PREPARAZIONE

Si comincia col preparare i biscottini, quindi in una planetaria o in una grossa ciotola con uno sbattitore elettrico montate il burro a temperatura ambiente con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, aggiungete l'uovo e la vaniglia e continuate a montare.
Abbassata la velocità delle fruste, unite un po' alla volta la farina, l'amido, il lievito, il bicarbonato e il sale setacciati alternandoli con poco latte a filo.
Amalgamate bene gli ingredienti e trasferite il tutto in una tasca per pasticciere con bocchetta liscia da 1,5 cm e su una placca foderata con carta da forno o su un tappetino in silicone per biscottini formate delle palline regolari e cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 15 minuti.
Continuate fino ad esaurire tutto il composto e, man mano che li sfornate, mettete i biscotti a raffreddare su una gratella.

Adesso è giunto il momento della crema alla pastiera.
In un pentolino mettete il grano sgocciolato e il latte con mezzo baccello di vaniglia aperto e cuocete per una ventina di minuti mescolando di tanto in tanto perchè non brucino e il grano non attacchi. Intanto sbattete i tuorli con 125 gr di zucchero fino a formare una crema chiara e spumosa, quindi aggiungete la fecola setacciata e versate il tutto nel pentolino con il grano e il latte e cuocete senza smettere di mescolare fino a che la crema non si sarà ben addensata dopodichè spegnete, trasferite in una ciotola di vetro e lasciate raffreddare.
A parte occupatevi della ricotta e mescolatela con i restanti 20 gr di zucchero, profumate con l'acqua di fior d'arancio, grattugiate le bucce degli agrumi e terminate con i canditi a dadini.
Ora unite la crema al grano e la ricotta e amalgamate bene i due composti: il risultato sarà una vera e propria delizia!
Trasferite la suddetta crema in una sac-à-poche e farcite i biscottini unendoli a due a due ed ecco a voi i neapolitan pastiera woopies, dei biscottini farciti di ispirazione americana ma dal cuore 100% 'made in sud'.


N.B.: Per la ricetta ho utilizzato, in particolare, ricotta di bufala prodotta artigianalmente dal Mini Caseificio Costanzo.

giovedì 5 febbraio 2015

Ravioli rossi al ripieno filante fumè



Prendi una giornata di sole dopo giorni di pioggia, un insolito e vago odore di sabbia bagnata si fa strada tra le narici e la strada piena di pozzanghere più lunga possibile ti riporta a casa.
Ieri è bastato tutto questo per rimettermi al mondo e trasformare in poesia attraverso le mie mani tutto il brutto che si era accumulato.
C'è chi piange, c'è chi ride, c'è chi corre, c'è chi rompe un piatto o lancia un urlo catartico: io impasto.
Con questa ricetta non meno gustosa delle altre sue simili  chiudo momentaneamente il capitolo dei ravioli e delle paste ripiene, che ho cercato di declinare nei colori più vari e i sapori più insoliti, ripromettendo soprattutto a me di ritornare sull'argomento il più presto possibile con rinnovate idee, capacità ed esperienza.

Ingredienti
(per 4 persone)

per la pasta:

- 250 gr di farina di semola di grano duro rimacinata
- 1/2 cucchiaio di olio extravergine di oliva
- 10 gr di concentrato di pomodoro
- 2 uova
- una presa abbondante di sale

per il ripieno:

- 250 gr di ricotta di bufala
- 50 gr di parmigiano reggiano grattugiato
- 1 ciccillo di mucca affumicato
- pepe bianco

per il condimento:

- burro q.b.
- erba cipollina q. b.


PREPARAZIONE

Cominciamo sempre dalla pasta fresca: facciamo una fontana con la farina, rompiamovi al centro le uova, uniamo il sale, l'olio e il concentrato di pomodoro quindi prima con una forchetta e poi con le mani amalgamiamo e impastiamo il tutto fino ad ottenere un panetto omogeneo e ben sodo che, prima di stendere, lasceremo riposare in frigorifero avvolto in pellicola per circa 45 minuti.
Nel frattempo prepariamo il ripieno. Frulliamo in un mixer la ricotta con il parmigiano grattugiato, trasferiamola in una terrina e aggiungiamo una manciata di pepe bianco. Mescoliamo bene e per ultimo uniamo il ciccillo affumicato tagliato a dadini.
A questo punto occupiamoci della creazione del raviolo che potrà avere la forma di una mezzaluna o altre fogge a vostro esclusivo piacimento.

Un consiglio: la sfoglia finale sarà meglio che abbia uno spessore 2-3 millimetri, perchè non si rompa o, al contrario, non risulti stucchevole e coriacea al palato.

Con l'aiuto di un coppapasta o di un bicchiere stacchiamo dalla sfoglia dei dischi al cui centro porremo con un cucchiaino un po' di ripieno. Bagniamo i bordi di ciascun disco con un velo d'acqua e sigilliamolo con l'aiuto dei rebbi di una forchetta.

Essendo questa pasta al concentrato di pomodoro un po' più secca delle paste per ravioli preparate nelle ricette precedenti, consiglio una cottura di almeno 4 minuti dopo il ritorno dell'ebollizione.

Una volta cotti, serviamo i nostri ravioli condendoli semplicemente con una noce di burro fatta fondere assieme a una manciata d'erba cipollina tritata.


N.B.: Per la ricetta ho utilizzato, in particolare, ricotta di bufala e ciccilli di mucca affumicati prodotti artigianalmente dal Mini Caseificio Costanzo.

domenica 25 gennaio 2015

Ravioli alle pere con crema al taleggio


Ingredienti
(per 4 persone)

per la pasta fresca:

- 300 gr di farina di semola di grano duro rimacinata
- 3 uova
- un cucchiaio d'olio EVO
- una presa di sale

per il ripieno:

- 200 gr di ricotta
- 100 gr di mascarpone
- 50 gr di parmigiano reggiano
- 1 pera Kaiser
- sale
- pepe

per la crema:

- 30 gr di burro
- 20 gr di farina 00
- 100 ml di latte
- 100 gr di taleggio a pezzetti
- sale
- pepe
- erba cipollina


PREPARAZIONE

Su una spianatoia setacciamo la farina, creiamo una fontana e versiamo al centro le uova leggermente sbattute, poi il cucchiaio d'olio e il sale.
Amalgamiamo bene il tutto e lavoriamo con le mani la pasta fino ad ottenere un panetto sodo ed omogeneo che lasceremo poi riposare per mezz'ora coperto da una ciotola capovolta o un canovaccio leggermente umido.
Occupiamoci del ripieno, quindi mescolando con un cucchiaio facciamo una crema con la ricotta e il mascarpone, aggiungiamo il parmigiano grattugiato e poi la pera sbucciata, privata del torsolo e fatta a dadini, infine aggiustiamo di sale e pepe.

Trascorso il tempo, riprendiamo il panetto di pasta all'uovo e tiriamo, a mano o a macchina, una sfoglia di non meno di 3-4 mm di spessore. Facciamo diversi cerchi con l'aiuto di un coppapasta di media grandezza o semplicemente di un bicchiere e con un cucchiaino mettiamo un po' di ripieno al centro di ciascun disco che chiuderemo poi a mo' di mezzaluna e sigilleremo con i rebbi di una forchetta lungo tutto il bordo.
Preparati i ravioli, è il momento della crema al taleggio la cui preparazione deve essere ben sincronizzata con la fine della cottura dei ravioli e l'impiattamento.

Mentre l'acqua per la cottura, a cui avremo aggiunto un filo d'olio, raggiunge il punto d'ebollizione, in una casseruola mettiamo a fondere il burro, aggiungiamo la farina e, senza mai smettere di mescolare, il latte caldo, facendo attenzione che non si formino grumi. Non appena la massa diventa omogenea e si stacca dai bordi della pentola, aggiungiamo il parmigiano grattugiato e il taleggio, mescolando sempre energicamente fino a che quest'ultimo non si sarà sciolto e amalgamato.
Cotti i ravioli in acqua bollente fino a che non siano saliti a galla e/o per non oltre 3 minuti, poniamoli nei piatti di portata versando subito sopra la crema al taleggio calda.
Prima di servire, decoriamo ciascun piatto una manciata di erba cipollina.
Il gusto di questo piatto vi sorprenderà!!


N.B.: Per la ricetta ho utilizzato, in particolare, ricotta di bufala prodotta artigianalmente dal Mini Caseificio Costanzo.

sabato 10 gennaio 2015

Pie con ricotta, uvetta e gianduja



Apro il nuovo anno con un dolce che sia di buon augurio perchè, per quanto ami la pasta e subisca il fascino dei lievitati, il mio primo passo in cucina è stato battezzato dallo zucchero e lì sempre, alla fine, faccio ritorno. Chiedo venia se per ragioni varie sono stata assente dal blog ma - si sappia - mai la mia mente e le mie mani sono state lontane dalla pianificazione e preparazione di nuove cose, nuovi ingredienti e nuovi progetti.
Questa torta è una versione 2.0 della mia frolla artusiana che stavolta, anzichè rivestire una confettura, accompagnerà un gustoso ripieno.

Ingredienti:

- 500 gr di pasta frolla (qui la mia ricetta)
- 400 gr di ricotta
- 70 gr di zucchero
- 2 uova
- 50 gr di uvetta
- 100 gr di cioccolato gianduja
- farina 00
- un pizzico di cannella


PREPARAZIONE

Preparata la frolla, mentre questa riposa in frigo per almeno 30 minuti, mettiamo in ammollo l'uvetta in acqua tiepida e dedichiamoci alla preparazione del ripieno del nostro pie.
In un'ampia ciotola lavoriamo con uno sbattitore le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro, liscio e piuttosto montato; aggiungiamo quindi la ricotta con la cannella e amalgamiamo bene il tutto.
Sostituiamo ora lo sbattitore con un cucchiaio di legno e uniamo nella ciotola il cioccolato spezzettato a cubetti di almeno 5mm e l'uvetta strizzata, asciugata e passata in un po' di farina.
Il ripieno è pronto quindi, come per una crostata, rivestiamo con la frolla, tenendone da parte un po' per le strisce decorative, uno stampo apposito imburrato, versiamo il ripieno distribuendolo uniformemente e livellandolo, dopodichè con la frolla rimasta decoriamo a nostro piacere.
Cuociamo il dolce in forno statico a 170°C per un'ora circa (i tempi si allungano per via della ricotta che è un ingrediente piuttosto umido rispetto a confetture e marmellate) e, se la parte superiore della torta dovesse iniziare a dorarsi prima della fine del tempo di cottura, possiamo coprirla con un foglio di alluminio perchè non bruci. A cottura ultimata sforniamo il nostro pie e - una raccomandazione - sformiamolo solo quando si sarà completamente raffreddato, allorchè resterà solo da sporverizzarlo con zucchero a velo e servire.



N.B.: Per la ricetta ho utilizzato, in particolare, ricotta di bufala prodotta artigianalmente dal Mini Caseificio Costanzo.