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venerdì 1 luglio 2016

Il tema del mese: arepas venezolanas

Quando oggi si parla di arepas praticamente si parla di Venezuela.
La arepa è l'espressione culinaria nazionale del Venezuela, la più autoctona, e si può incontrare in qualunque città del vastissimo Paese si visiti, dal momento che è un elemento essenziale e quotidiano della dieta venezuelana.

CENNI STORICI

La menzione più antica alla parola arepa risale al marinaio italiano Galeotto Cei che la riporta nel suo 'Viaggio e relazione delle Indie" (1539-1553): "Fanno un altro tipo di pane (con il mais) come piccole torte, di un dito di grandezza, rotonde e grandi come un piatto francese, o poco più o poco meno, e le mettono a cuocere in una teglia direttamente sul fuoco, ungendole con del grasso perchè non si attacchino, rivoltandole finchè sono cotte da entrambi i lati e a queste danno il nome di 'areppas' e alcuni fecteguas".

Successivamente, il frate Pedro Simon, nella sua opera "Notizie storiche della conquista della Terra Ferma nelle Indie Occidentali", e Bernabè Cobo in "Storia del Nuovo Mondo" scrissero che "gli indigeni fanno delle torte tanto grandi come un dito, che si chiamano arepas".
Alcune fonti assicurano che il vocabolo proviene dal cumanagoto (lingua del popolo nativo americano del Sudamerica di etnia Caribe, lo stesso che visse nell'antica provincia della Nuova Andalusia chiamata oggi Cumanà e i cui discendenti abitano ora al nord dello Stato di Anzoàtegui in Venezuela) e significa letteralmente 'mais', ingrediente basilare nella preparazione della arepa. Per questo motivo alcuni pongono le origini della arepa proprio nell'attuale Venezuela.
In alternativa alla poco discutibile origine indigena della arepa, l'accademico e saggista storico sulla cultura sudamericana Mariano Picon Salas si sofferma sulla similitudine con la forma del disco solare, "come se in esse le nobili razze che le crearono volessero venerare quel primo e più visibile Dio che riscalda la terra".
Il viaggiatore svedese Carl August Gosselmann, che attraversò in Colombia le regioni di Antioquia e Viejo Caldas, scrisse nel suo libro 'Viaggio attraverso la Colombia' (1825-26) al suo ritorno a Stoccolma: "Quello che più abbonda nel mercato di Medellìn è il mais che si compra sottoforma di arepas, grosse gallette di buon sapore, sane e anche più nutrienti del pane, a discapito della quantità d'acqua che contengono. Oggigiorno, ricchi e onesti mangiano con gusto le buonissime arepas".
In varie regioni dell'America esistono delle varianti dal periodo preispanico, specialmente in Colombia, Venezuela, Panama (dove è conosciuta come tortilla) e in Salvador (dove si chiama pupusa).
Attualmente la arepa è preparata e consumata anche in Spagna, per l'influenza degli abitanti delle isole Canarie che emigrarono in Venezuela negli anni settanta. Tali arepas, preparate secondo la tradizione venezuelana, stanno man mano evolvendosi incorporando anche peculiarità della cucina spagnola.

PREPARAZIONE

Potete preparare le vostre arepas con il mais bianco in grani o direttamente con la farina di mais bianca precotta.
Lavate la granella di mais a lungo in un recipiente sotto l'acqua corrente fino a che scorre limpida e con dell'acqua pulita che la copra a filo fatela cuocere per circa un’ora o fino a che diventa tenera.
Fate raffreddare e risciacquate, quindi scolate e fatela asciugare molto bene.
Una volta asciutta, pestate il mais (i venezuelani lo pestano nel pilon, un mortaio scavato in un ceppo di legno con un suo ramo lungo circa 80 cm sagomato a pestello) fino a trasformarla in farina (mais pilado).
In alternativa a tutto questo procedimento potete acquistare della farina di mais bianco, meglio se venezuelano, precotta.
I ripieni possibili per le arepas sono infiniti, dalla semplice fetta di formaggio con salumi locali a preparazioni molto complesse. Nelle areperas (i locali dove si vendono arepas) esiste uno specialista dei ripieni che caratterizza lo stile del locale, detto mostador.
Nello street food venezuelano, numerosissime, regionali e stagionali possono essere le possibili farciture.
La più classica, che vi propongo io, è la carne mechada, un lesso sfibrato i cui sfilacci si saltano con verdure e spezie e che è parte del pabellòn criollo, il piatto nazionale venezuelano.
Nella tradizione si può usare il formaggio non solo come farcitura ma integrarlo all’impasto delle arepas. Si usa in questo caso il queso blanco de mano, un formaggio fresco dalla consistenza dei nostri formaggi light tipo Osella. Diventano così arepas de queso. Le dosi per prepararle sono: 100 g di queso ogni 300 g di farina.
C’è chi all’impasto unisce anche una noce di burro a temperatura ambiente, per rendere la massa più facile da lavorare.
I dominatori spagnoli parallelamente preparavano anche delle arepitas da 4 cm che friggevano e mangiavano poi senza farcitura.
La arepa venezuelana si può trovare insomma con caratteristiche distinte nelle diverse regioni del Paese. Le più delicate si chiamano 'telitas' e sono tipiche della regione andina mentre le più condite e ripiene si trovano nella regione centrale; più larghe, sono fritte o arrostite, si incontrano di solito in oriente.
Si preparano arepas con cotenna di maiale, e arepitas (le piccole arepas fritte) dal leggero sapore di anice, si fanno arepas 'peladas' con la cenere e si trovano nel parte occidentale del Paese.
Si suole farcire le arepas con formaggio o burro, carne mechada o arrostita, prosciutto o qualunque cosa si possa gradire.

AREPAS VENEZOLANAS CON CARNE MECHADA

Ingredienti
(per 4 arepas)

- 250 g di farina di mais bianco
- 400 g di acqua
- 1 cucchiaino di sale

(per la carne mechada)

- 500 g di colardella di bovino (o carne per spezzatino)
- 2 cipolle
- 1 carota
- 3 o 4 pomodorini
- olio EVO
- sale
- paprika forte o cumino
- 50 g di robiola



PREPARAZIONE

Fate una fontana con la farina, unite il sale e a poco a poco aggiungete l'acqua. Impastate fino ad ottenere una massa morbida ed omogenea, dividetela in 4 parti e formate dei dischi di 8-10 cm di diametro e circa un centimetro di spessore.
Cuocete in una padella antiaderente ben calda per circa 20 minuti, rivoltando i dischi ogni tanto. Tenete quindi da parte e, intiepiditisi, tagliateli nel senso dello spessore lasciandoli uniti per un lembo.
Per la carne mechada cuocete i pezzi di carne in una pentola facendo prima un fondo con olio e cipolla a pezzi, unite la carne e fate rosolare quindi coprite con acqua, salate e lasciate andare a fuoco lento fino a che l'acqua non si sarà quasi tutta consumata.
Sfilacciate la carne finemente e saltatela in un wok con un filo d'olio, una carota e una cipolla a pezzettini e abbondanti spezie. Salate all'occorrenza. Quando la carne a sfilacci si sarà insaporita, spegnete e farcitene le vostre arepas. Se preferite, prima della carne, potete insaporire i dischi spalmandone le pareti con un po' di burro o robiola.

FONTI

mercoledì 10 febbraio 2016

Arancini di riso con cacio filante




Gli arancini (o arancine) di riso sono una specialità siciliana diffusissima non solo in Sicilia ma in tutta Italia e anche al di fuori. Street food per eccellenza, qui in Campania l'arancino compare spesso anche nella famosa 'frittura all'italiana', antipasto per eccellenza prima di una pizza.
Si prepara in una miriade di modi diversi, con il ragù o senza, con i piselli o col prosciutto cotto, può avere forma tonda o conica ma in ciascuna versione non manca un buon cacio a pasta filante.
Nella mia versione ho adoperato un cacio di mucca bianco ma potete scegliere il formaggio che preferite, affumicato o più o meno stagionato, a seconda che amiate i sapori più o meno decisi.

Ingredienti
(per 8 arancini grandi):

- 350 g di riso arborio
- 80/90 g di cacio bianco a pasta di filante
- 1 uovo
- 60 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
- sale e pepe
- 1 cucchiaino di paprika forte
- pane grattugiato
- olio di semi


PREPARAZIONE

Pesate il riso, lavatelo in acqua fredda e lessatelo in abbondante acqua salata avendo cura di scolarlo al dente. Mettetelo in una grossa ciotola di vetro ben aperto e lasciatelo intiepidire.
Aggiungete l'uovo intero, il Parmigiano, il pepe e la paprika e mescolate amalgamando bene tutti gli ingredienti.
Ponete sul fuoco a fiamma viva abbondante olio di semi (due dita o abbastanza perchè gli arancini risultino immersi per metà) e fatelo riscaldare: la temperatura ideale è 170°C. Nel frattempo affettate il cacio a pezzettoni, mettete il pangrattato in un piatto e con le mani e/o con l'aiuto di un cucchiaio cominciate a formare gli arancini: mettete del riso su un palmo della mano, ponetevi al centro un pezzo di cacio e con dell'altro riso,  in modo da racchiudere il formaggio, modellate una palla sufficientemente compatta, fatela rotolare nel pangrattato così che questo aderisca a tutta la sua superficie e mettete da parte. Finite così il riso e, quando l'olio sarà abbastanza caldo, friggete gli arancini tenendoli immersi in olio 4-5 minuti per lato o comunque fino a che non siano, appunto, del colore dell'arancia. Asciugate l'olio in eccesso e serviteli caldi, in modo che il formaggio all'interno resti ben filante.

Per la ricetta ho utilizzato il CacioCostanzo di mucca bianco disponibile in diverse stagionature presso i caseifici Costanzo.