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martedì 19 novembre 2019

Chiffon cake al pistacchio



Ingredienti:

- 290 g di farina 00
- 300 g di zucchero extrafine
- 30 g di farina di pistacchi
- 1 bustina di lievito
- 2 g di sale
- 6 uova
- 200 g di acqua
- 120 g di olio aromatizzato al pistacchio
- 8 g di cremor tartaro

Vi occorre inoltre:

- uno stampo per chiffon cake coi piedini dal diemetro di 24 cm


PREPARAZIONE


In una ciotola setacciate la farina, il lievito e aggiungete lo zucchero e il sale. Mescolate grossolanamente e tenete da parte.
In altre due ciotole separate tuorli e albumi.
Unite ai tuorli l'acqua e l'olio e montate con delle fruste elettriche per una decina di minuti fino a ottenere un composto spumoso che aggiungerete in un'unica volta all'insieme di polveri. Mescolate nuovamente per ottenere un composto omogeneo e senza grumi, quindi occupatevi degli albumi.
Iniziate a montarli a neve unendo a metà del procedimento il cremor tartaro.
A questo punto prendete un mestolo di albumi montati e aggiungetelo alla crema. Mescolate velocemente per stemperare, quindi aggiungete il resto degli albumi e incorporateli con delicatezza alternando movimenti dal basso verso l'alto. Versate ora il composto nello stampo (non imburrato!) e, ponendolo nella parte bassa del forno, cuocete il dolce in modalità statica per circa un'ora a 160°C.
Vale la prova dello stecchino per verificare l'avvenuta cottura di tutto l'impasto.

Terminata la cottura, fate raffreddare la vostra chiffon cake rovesciata sui piedini dello stampo: una volta fredda, la torta si staccherà da sola (in caso contrario, aiutatevi delicatamente con un coltellino).

Buon dessert.

giovedì 27 aprile 2017

Il Rizògalo per il Club del 27

Questo mese per il Club del 27 dell'MTChallenge non potevo che continuare sulla linea del dolce e degli zuccheri con un dolce al cucchiaio di origine greca, il rizògalo, dalla consistenza piacevolmente grumosa grazie al riso, cotto prima in acqua e poi in un latte aromatizzato al limone e alla vaniglia.
La ricetta viene direttamente dal tema del mese n.41.

Ingredienti
(per 10 coppette)

1 l di acqua
1 l di latte intero
200 g di riso arborio
160 g di zucchero
2 cucchiai di amido di mais
i semi di una bacca di vaniglia
la scorza di uno o due limoni
cannella in polvere
sale


PREPARAZIONE

Pesate il riso, sciacquatelo in un litro d'acqua fredda e cuocetelo in abbondante acqua leggermente salata mescolando delicatamente di quando in quando: il riso dovrà assorbire tutta l'acqua e solo in questo momento potrete aggiungere il latte con lo zucchero, la scorza del limone e la vaniglia.
Portate il tutto a ebollizione continuando a mescolare, quindi aggiungete l'amido disciolto in poca acqua e continuate la cottura per 10 minuti a fuoco bassissimo.
Trascorso il tempo, spegnete il fuoco ed eliminate il limone. Versate il riso nelle coppette e lasciatelo raffreddare, poi mettete in frigo per un paio d'ore prima di servire spolverizzato con un pizzico di cannella.

N.B. Io aggiunto alla versione con la cannella, una seconda versione con cacao amaro e cioccolato fondente e una terza con zucchero a velo e anice stellato.

lunedì 27 marzo 2017

La torta banoffee per il Club del 27


Stavolta per il Club del 27 dell'MTChallenge ho scelto un'altra torta dolcissima, la banoffee,  che combina in un avvolgente toffee la dolcezza delle banane e la morbidezza della panna, il tutto racchiuso in un guscio croccante cotto in bianco.

Ingredienti:

(per il guscio)

- 100 g di burro freddo a pezzi
- 220 g di farina bianca tipo 0
- un pizzico di sale
- acqua fredda q.b.

(per il ripieno)

- 350 g di latte condensato
- 400 ml di panna da montare
- 4/5 banane
- succo di limone
- gocce di cioccolato fondente


PREPARAZIONE

In primis preparate il guscio: fate una fontana con la farina, ponete al centro il burro a pezzi e un pizzico di sale. Iniziate con le dita a pizzicare il burro con la farina come se voleste formare dei fiocchi e aggiungete l'acqua un cucchiaio per volta, senza esagerare, fino a ottenere un impasto liscio.
Prestate attenzione a non impastare troppo a lungo per evitare che il composto si riscaldi troppo, quindi formate una palla, avvolgete in pellicola e ponete in frigorifero per almeno mezzora.

Nel frattempo mettete il barattolo chiuso di latte condensato in una pentola alta, coprite d'acqua e portate ad ebollizione. Fate poi sobbollire per circa 2 ore e mezza eventualmente rabboccando l'acqua, senza mai lasciare che il livello del liquido faccia fuoriuscire il barattolo, pena l'esplosione!
Trascorso il tempo, fate raffreddare e aprite, prelevando la quantità che vi occorre.
Accendete il forno e fatelo preriscaldare a 180°C.
Rivestite uno stampo per crostata imburrato con la pasta fredda di frigo, proteggetene il fondo interno con della carta da forno e riempitela con dei legumi.
Fate cuocere per una quarantina di minuti in modalità statica dopodichè eliminate i legumi e la carta e lasciate per altri 5-10 minuti, sfornate e sformate.
Riempite ora il guscio con uno strato abbondante di toffee, livellatelo e lasciatelo raffreddare in frigo per un'oretta. Trascorso il tempo, inserite sul toffee le banane tagliate a rondelle (lasciandone una da parte), ricoprite il tutto con la panna montata e decorate la superficie con la banana rimasta tagliata a rondelle (intinte prima in qualche goccia di succo di limone perchè non annerisca). Finite con una manciata di gocce di cioccolato fondente e la vostra torta banoffee è praticamente pronta per essere gustata.


lunedì 27 febbraio 2017

La mia MATCHA CAKE per il Club del 27

Per questa nuova e meravigliosa avventura con l'MTC sono emozionatissima di partecipare con una matcha cake: quando ne ho sentito parlare la prima volta mi ha subito evocato arcobaleni in scala di verde ed unicorni ergo sono partita come un treno quando l'ho vista elencata tra le 'layers cakes'.
Ho seguito pedissequamente la ricetta, essendo la prima volta che mi cimentavo con questo tipo di torta. L'unica variazione è la monoporzione che non comporta alcuna modifica della ricetta stessa.

Ingredienti:

- 5 g di tè matcha
- 20 g + 30 g di acqua
- 60 g di tuorli
- 105 g di albumi
- 10 g + 45 g di zucchero semolato finissimo
- 30 g di olio di semi di mais
- la punta di un cucchiaino di cremor tartaro

(per la farcia)

- 200 g di panna fresca
- un cucchiaino di tè matcha
- un cucchiaio di zucchero a velo (a piacere)

PREPARAZIONE

Portate a bollore 20 g di acqua e scioglietevi il tè, quindi aggiungete i 30 g d'acqua fredda che avrete pesato a parte e lasciate raffreddare.
In una ciotola mescolate senza montare i tuorli con 10 g di zucchero, versate l'olio di semi, mescolate ancora, quindi unite la farina impastando sempre il meno possibile in modo da ottenere un composto leggermente grumoso.
Adesso occupatevi degli albumi: montateli con il cremor tartaro e, appena inizieranno ad assumere consistenza, aggiungete lo zucchero (45 g) in almeno due riprese.
Riprendete il composto con la farina, montatelo per un po' e incorporatevi gli albumi montati con l'aiuto di una spatola che muoverete con attenzione dal basso verso l'alto.
Ungete una teglia di 20-22 cm, versatevi il composto, livellatelo e cuocetelo a 155°-160° C in forno statico preriscaldato per circa un'ora.
Trascorso il tempo e, comunque, una volta cotta, sfornate la torta, fatela raffreddare e sformatela. Tagliate il dolce a metà e farcitelo con circa metà della panna che avrete precedentemente montato con il tè (potete aggiungere un cucchiaio di zucchero a velo se preferite un sapore più dolce), chiudendolo con la parte superiore ribaltata in modo che sia ben visibile la colorazione data dal tè. Con il resto della panna procedete con delle decorazioni assolutamente libere e, a piacere, spolverizzate con un po' di tè.
Servite la vostra matcha cake fredda.


Con questa torta partecipo a 'Il Club del 27' di cui ORGOGLIOSAMENTE possiedo la tessera n.44.


venerdì 25 novembre 2016

Stuff-misù, il tiramisù gelato 'che uccide'!

"Lo state mangiando o è lui a mangiare voi?"

Per la sfida di questo mese, la n.61, scelta dalla grandiosa vincitrice delle tapas, Susy May, del blog Coscina di pollo ci si batte (e dibatte) sul... tiramisù.

Personalmente lo amo e in più di un'occasione mi ci sono cimentata, sia restando sul classico che sperimentando strambe varianti.
La versione che propongo per la sfida è gelata e ispirata al benemerito film del 1985 The Stuff - Il gelato che uccide. Chi lo conosce sa di che cosa parlo, chi non ne ha mai sentito parlare invece può trovare informazioni qui e cercare sul web (trovandola facilmente) il film in streaming.

Ingredienti

per i savoiardi:


- 110 g farina 00
- 50 g fecola di patate
- 125 g zucchero
- 100 g albume d’uovo
- 80 g tuorlo d’uovo
- 25 g miele (di acacia o millefiori)
- i semi di 1/2 bacca di vaniglia
- zucchero a velo


per il gelato al mascarpone:

- 500 ml di latte intero
- 200 g di zucchero
- i semi di una bacca di vaniglia
- 250 g di mascarpone
- 80 g di panna fresca
- 1 bustina di zafferano

per la bagna:

- il caffè di una caffettiera di almeno 6 tazze
- 1 cucchiaio abbondante di rum
- zucchero q.b.
- acqua q.b.

per il topping:

- cacao amaro
- amaretti



PREPARAZIONE

Cominciate dai savoiardi quindi separate, pesandoli secondo le indicazioni, tuorli e albumi e montate questi ultimi con le fruste elettriche fino al raddoppio del volume aggiungendo in 2 o 3 volte lo zucchero.
Dopo circa 10 minuti il composto dovrà risultare montato a neve ben ferma.
Sbattete ora i tuorli con il miele quindi unite il tutto agli albumi montati usando una spatola con movimenti dal basso verso l’alto.
Unite la farina e la fecola setacciate e i semi della bacca di vaniglia, sempre con lo stesso movimento e delicatamente.
Preriscaldate il forno a 180°C.
Riempite col composto una sac-à-poche con bocchetta liscia da 10-14 mm e su una teglia coperta di carta forno leggermente imburrata formate dei bastoncini lunghi circa 8 cm.
Spolverizzate con lo zucchero a velo e, una volta assorbito, spolverizzate di nuovo i biscotti. Quando anche questo zucchero sarà completamente assorbito, infornate.
Cuocete in forno già caldo e statico per i primi 3 minuti con lo sportello chiuso e poi per altri 4-5 minuti con lo sportello leggermente aperto (basterà incastrare il manico di un cucchiaio di legno nello sportello del forno).
Sfornate e fate raffreddare completamente prima di rimuoverli dalla teglia, poiché saranno molto ma molto morbidi.

Per il gelato al mascarpone cominciate facendo sobbollire per qualche minuto il latte con lo zucchero e i semi della bacca di vaniglia. Una volta raffreddatosi, aggiungete al latte la panna e il mascarpone, mescolate bene perché le varie consistenze si amalgamino e finite con lo zafferano che servirà a dare al gelato solo un colore paglierino evocativo della classica crema al mascarpone fatta coi tuorli.
Mettete il tutto nella macchina per il gelato e fate mantecare secondo i tempi consigliati. Riponete il gelato in un contenitore ghiacciato e poi in freezer: sarà pronto per il montaggio del tiramisù dopo non meno di 3 ore.

Per la bagna dei savoiardi mescolate in un pentolino a fuoco basso il caffè con lo zucchero e il rum (le quantità di questi ultimi 2 ingredienti, soprattutto quella dello zucchero, sono assolutamente a piacere). Fate raffreddare e siete pronti a montare il vostro tiramisù gelato.



MONTAGGIO

Potete procedere al montaggio di un unico dolce o di più monoporzioni: io ho preparato 8 monoporzioni in bicchieri da 8 cm di diametro.

Rivestite la base dei bicchieri con i savoiardi in un solo strato e bagnateli con il liquido a base di caffè senza esagerare. Continuate con il gelato al mascarpone farcendo il bicchiere con uno strato che sia grande almeno 2 volte quello dei savoiardi. Mettete in freezer per un'oretta dopodiché spolverizzate la superficie dei bicchieri con del cacao amaro e una manciata di amaretti sbriciolati quindi rimetteteli in freezer.
Estraete il vostro tiramisù 'che uccide' dal freezer almeno un'oretta prima di servirlo.



Con questa ricetta partecipo alla sfida di novembre, la n.61, dell'MTChallenge.


sabato 21 maggio 2016

Il tema del mese: la pastiera napoletana

Da "La Cucina Napoletana" di Jeanne Caròla Francesconi:
Tradizionale e immancabile il giorno di Pasqua su ogni mensa napoletana, la pastiera è quasi un'intima parte del popolo napoletano che annualmente riemerge, perfino in questa nostra era ansiosa di abolire tutto ciò che è tradizionale.  
Nessuno sfugge al fascino della pastiera, fascino dovuto non tanto alla golosità quanto ad un inconscio sentimento d'amore che si rinnova di padre in figlio. 
E' certo che di questo dolce, antesignano, per il suo profumo, della imminente primavera, in periodo pasquale si fa un gran parlare. 
Ogni famiglia ha la sua personale ricetta, variata soprattutto nelle proporzioni: chi vi mette la crema e chi no; l'uno la preferisce molto profumata di acqua di fiori d'arancio, l'altro invece fa di quest'ultima un uso molto parsimonioso. 
Tutti però discutono sulle regole e sui propri gusti; si rammaricano se la pastiera di quest'anno è riuscita meno bene di quella dell'anno precedente, se ne gloriano se si verifica il contrario e se la scambiano per poterla reciprocamente giudicare, comunicandosi dosi ed accorgimenti. E poichè la pastiera si conserva almeno per una settimana, i giorni successivi alla Resurrezione sono punteggiati di piccoli assaggi (di mattina accompagnata da una tazza di caffè, la pastiera è gustosissima) che prolungano la festosa atmosfera pasquale fino a quando il 'ruoto' non resti completamente vuoto. 
E l'anno dopo si ricomincia.

«E,venuto lo juorno destenato, oh bene mio: che mazzecatorio e che bazzara che se facette! Da dove vennero tante pastiere e casatielle? Dove li sottestate e le porpette? Dove li maccarune e graviuole? Tanto che nce poteva magnare n'asserceto formato.»

(Giambattista Basile, La gatta cenerentola)


Storia


La pastiera, probabilmente, sia pure in forma rudimentale, accompagnava le feste pagane che celebravano il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l'uovo, simbolo di vita nascente. Il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta del ripieno potrebbe derivare direttamente dal pane di farro tipico delle nozze romane dette appunto "confarreatio". Un'altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all'epoca di Costantino il Grande, a base di latte e miele che i catecumeni ricevevano come offerta nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.
Nell'attuale versione fu forse inventata in un ignoto monastero napoletano dove una suora volle che in quel dolce, simbolo della Resurrezione di Cristo, si sentisse il profumo dei fiori dell'arancio del giardino conventuale. Alla bianca ricotta mescolò una manciata di grano che dal nero della terra in cui viene seminato germoglia e risorge splendente come oro. Aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, il cedro e le spezie venute dall'Asia.
È storia nota poi che le suore dell'antichissimo convento di San Gregorio Armeno si aggiudicarono la reputazione di maestre nella complessa manipolazione della pastiera e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.
Ogni brava massaia napoletana si ritiene detentrice dell'autentica, o della migliore, ricetta della pastiera. Ci sono tuttavia due scuole di pensiero a riguardo: la più antica insegna a mescolare alla ricotta semplici uova sbattute; la seconda, decisamente innovatrice, raccomanda di mescolarvi una densa crema pasticciera che la rende più leggera e morbida, innovazione dovuta al dolciere-lattaio Starace la cui bottega sorgeva in un angolo di Piazza Municipio e che ora non esiste più.
La pastiera va confezionata con un certo anticipo, non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, per dare agio a tutti gli aromi di cui è intrisa di ben amalgamarsi in un unico e inconfondibile sapore. Appositi "ruoti" di ferro stagnato sono destinati a contenere la pastiera, in essi viene venduta e anche servita, poiché è assai fragile e a sformarla si rischia di rovinarla irrimediabilmente.
Leggenda
La leggenda fa risalire le origini della pastiera al mito di Partenope, la sirena che, incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, fissò lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti che popolavano il golfo, allietandole con canti d’amore e di gioia.Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d’amore che la sirena aveva loro dedicato e, per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero, così sette fra le più belle fanciulle dei villaggi furono incaricate di consegnarle dei doni: la farina, forza e ricchezza della campagna; la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle; le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova; il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura; l’acqua di fiori d’arancio, per il loro profumo; le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo; infine lo zucchero, per esprimere l’ineffabile dolcezza profusa dal suo canto.
La sirena, felice per i tanti doni, quando si inabissò per fare ritorno alla sua dimora, depose le offerte ai piedi degli dei e questi, inebriati anch'essi dal suo soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima pastiera che eguagliava e, anzi, superava in dolcezza il canto della stessa Partenope.
C'è poi anche una leggenda più realistica che narra che di alcuni pescatori rimasti in balìa delle onde per un giorno ed una notte a causa di un improvviso maltempo. Costoro, una volta riusciti a rientrare sulla terraferma, interrogati su come avessero potuto resistere in mare per così tanto tempo, risposero che avevano potuto nutrirsi della 'Pasta di Ieri', fatta con ricotta, uova, grano ed aromi e anche per ciò la Pastiera iniziò ad essere simbolo di rinascita, oltre che per gli ingredienti, perché aveva dato una chance di sopravvivenza a dei pescatori.

Ingredienti

per la pasta frolla:

- 250 g di farina
- 125 g di burro o sugna
- 125 g di zucchero
- 3 tuorli

per il grano:

- 170 g di grano precotto
- 350 ml di latte
- la buccia grattugiata di mezza arancia o limone
- una noce di burro o sugna
- 1 cucchiaino di zucchero
- 1 pizzico di vaniglia

per il ripieno:

- 125 g di ricotta di pecora
- 170 g di zucchero
- 3 tuorli d'uovo
- 2 albumi
- 50 g di acqua di fiori d'arancio
- 20 g di cedro candito
- 20 g di arancia candita
- 30 g di cocozzata (zucca candita)
- un pizzico di cannella in polvere


PREPARAZIONE

Cominciate dalla cottura del grano perciò ponetelo in una pentola capiente assieme al latte, la buccia d'arancia, lo zucchero, il burro e la vaniglia e lasciate andare a fuoco lento per circa un'ora o, almeno, fino a che il latte non si sarà assorbito abbastanza da creare assieme al resto una crema. Spegnete e lasciate raffreddare.

La preparazione della frolla è semplicissima: fate una fontana con zucchero e farina, ponete al centro i tuorli e il burro freddo a tocchetti. Con le punte delle dita sbriciolate il burro con la polvere e impastate quanto basta perchè si formi una palla che metterete a riposare per circa mezz'ora in frigorifero.

Per quanto riguarda il ripieno, pesate la ricotta, passatela al setaccio e mescolatela con lo zucchero per qualche minuto. Aggiungete i tuorli uno alla volta (lasciando da parte i due albumi che monterete a neve), il grano cotto, i canditi a pezzettini, la cannella e l'acqua di fior d'arancio: quest'ultima va aggiunta gradualmente ed eventualmente non tutta se non è di vostro gusto l'aroma. Date una mescolata al tutto e finite con gli albumi montati, amalgamandoli al composto con movimenti dal basso verso l'alto.

Trascorso il tempo di riposo della pasta frolla, prelevatene i 2/3 e stendetela tra due fogli di carta oleata o da forno quindi rivestite il tipico 'ruoto' di alluminio che per questa dose non dovrà superare i 24-25 cm di diametro. Fate dei buchi sul fondo coi rebbi della forchetta e versatevi all'interno il composto di grano e ricotta. Con la restante pasta frolla fate delle strisce che porrete trasversalmente sulla superficie del dolce a mo' di decorazione.

Cuocete la pastiera in forno statico preriscaldato a 180°C per un'ora e, una volta sfornata, lasciatela riposare anche una notte intera prima di mangiarla.
Nota Bene: la pastiera è un dolce particolarmente umido quindi non vale la prova dello stecchino nè, anche per questo, si sforma dal suo 'ruoto' di cottura.


FONTI:

- Jeanne Caròla Francesconi - 'La cucina napoletana'
https://it.wikipedia.org/wiki/Pastiera_napoletana
- http://www.pastiera.it/

domenica 24 aprile 2016

Biscotti sablèe all'olio d'oliva con farina di riso al profumo d'anice stellato

Se la mia prima proposta è nata e si è sviluppata su un cammino disseminato di dubbi e indecisioni, questa mia seconda ricetta è stata la cosiddetta quadratura del cerchio: buona la prima, insomma! L'ho decisa e l'ho eseguita dritta come un treno, dalla fase delle pesate fino all'assaggio: ho optato per una sablèe all'olio extravergine di oliva con farina di riso e al profumo di anice stellato, quindi una ricetta senza latticini e senza glutine, tuttavia di grandissimo gusto. Dani e Juri del blog Acqua e Menta, vincendo la scorsa sfida e scegliendo i biscotti hanno posto una vera e propria pietra miliare sia nell'MTC sia nel mondo dei biscotti, ne sono certa!
Ingredienti

(per 2 leccarde):

- 208 g di olio extravergine di oliva
- un pizzico di sale
- 3 o 4 g di anice stellato in polvere
- 105 g di zucchero a velo
- 1 uovo intero e 1 tuorlo
- 250 g di farina di riso

PREPARAZIONE

In una ciotola di vetro montate leggermente l'olio con gli aromi e il sale, aggiungete le uova e lo zucchero continuando a mescolare con una frusta e, infine, a più riprese, la farina di riso. Amalgamate bene dopodichè ponete il composto in frigo per un'oretta prima dell'uso.

Essendo l'impasto non proprio solido ma plastico, trasferitelo in una sac-a-poche e con una bocchetta larga a vostro gusto staccate dei segmenti di pasta su una leccarda rivestita di carta da forno, lasciando un paio di centimetri tra un biscotto e l'altro. Infornate per 20-25 minuti in forno statico preriscaldato a 170°C, sfornate e lasciate raffreddare. Servite con un soffio di zucchero a velo.

Con questa ricetta partecipo alla sfida di aprile, la n.56, dell'MTC.

Biscotti di frolla classica al farro tra i due vulcani

Aprile m'è passato sotto il naso come un soffio di vento ed è stato dolce e atroce proprio come ogni aprile della mia vita. Non a caso, anzi, proprio per questo, forse, è il mese in cui sono nata. E, sia chiaro, non lo cambierei di una virgola.
La prima ricetta che, in extremis - per l'appunto-, propongo per la sfida dell'MTC di aprile, decisa dai sommi vincitori Dani e Juri del blog Acqua e Menta, è cambiata moltissime volte prima di raggiungere la forma definitiva, che non mi ha soddisfatta comunque, come tutte le cose che nascono sotto la luce dell'indecisione. E' una frolla classica al farro, semplice e indolore, buonissima e per questo 'volatile', farcita come se si trattasse di un cannolo siciliano ma con delle variazioni che la avvicinano alla Campania: provare per credere!

Ingredienti
(per ca.18-20 biscotti di 5 cm ø)

- 250 g di burro all'82% di materia grassa tra i 10° e i 14°C
- 250 g di farina debole
- 250 g di farina bianca di farro
- 250 g di zucchero a velo
- 2 uova piccole
- 5 g di sale
- 1 g di vaniglia (baccello)
- 4 g di buccia grattugiata mista di arancia e limone


(per la farcitura)

- 300/350 g di ricotta di bufala in salvietta
- 50/60 g di zucchero a velo
- 70/100 g di macedonia candita a dadini
- la buccia grattugiata di un limone
- ciliegie candite
- granella di pistacchio non salata


PREPARAZIONE

A mano o in una planetaria munita di foglia mescolate il burro a dadini con gli aromi, aggiungete lo zucchero e le uova, uno per volta, e, infine, le farine. Quando l'impasto sarà ben amalgamato, ponetelo in un contenitore coperto con pellicola trasparente e lasciatelo riposare in frigorifero per 10-12 ore.

A parte, montate la ricotta di bufala con lo zucchero a velo, aggiungete i canditi e la buccia di limone e riponete in frigorifero fino al momento dell'uso.

Una volta trascorso il tempo, prendete l'impasto, stendetelo, preferibilmente tra due fogli di carta da forno in modo da non utilizzare ulteriore farina, e formate dei cerchi a metà dei quali dovrete praticare un buco centrale. Ponete le forme ricavate su una leccarda rivestita con carta da forno e cuocete in forno statico preriscaldato a 170°C per 25 minuti circa. Sfornate e lasciate raffreddare.

E' il momento di farcire i vostri biscotti di frolla: sulla metà intera, con l'aiuto di una sac-a-poche munita di una bocchetta tonda liscia abbastanza larga perchè i canditi possano passare, mettete una buona dose di ricotta, chiudete con il biscotto bucato, fate aderire al bordo di ricotta della granella di pistacchio e proprio in corrispondenza del buchino ponete una ciliegina candita. Terminati tutti i biscotti, conservateli in frigorifero e, volendo, prima di servirli, spolverizzateli con un po' di zucchero a velo.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.56 del mese di aprile dell'MTC.


mercoledì 2 marzo 2016

Il tema del mese: Gingerbread cake

La gingerbread cake è una torta speziata morbida a base di melassa e zenzero fresco e secco che si usa per accompagnare e addolcire l'ora del tè nei Paesi britannici. In particolare, l'uso della melassa contribuisce a rendere e mantenere particolarmente soffice e umido l'interno di questo dolce anche a distanza di qualche giorno.

Ingredienti:

- 400 g di farina
- 100 g di burro a temperatura ambiente
- 1 uovo
- 350 ml di acqua bollente
- 285 g di melassa (o miele di acacia)
- 100 g di zucchero grezzo di canna
- 100 g di zucchero bianco
- 1 cucchiaio di lievito per dolci
- 1/2 cucchiaino di bicarbonato
- 1 cucchiaio di zenzero secco in polvere
- 50 g ca. di zenzero fresco grattugiato
- 1/4 di cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
- 1 e 1/2 cucchiaini di cannella
- 1/2 cucchiaino di sale grosso


PREPARAZIONE

Scaldate l'acqua in un pentolino e portatela ad ebollizione, aggiungete la melassa e il bicarbonato e spegnete quando la melassa si sarà sciolta. In una ciotola mescolate la farina, le spezie secche, il sale e il lievito e tenete da parte.
Con una planetaria munita di foglia montate il burro e lo zucchero per qualche minuto, aggiungete l'uovo e, infine, lo zenzero fresco grattugiato.
Un po' alla volta, alternandoli, unite il mix di farina speziata e l'acqua con la melassa continuando a far andare la planetaria a bassa velocità.
Quando tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati tra loro, versate il composto in una teglia tonda da 20-22 cm di diametro imburrata o rivestita di carta da forno e cuocete la vostra girgerbread cake in forno preriscaldato statico a 175-180°C per almeno un'ora o quando, inserendo uno stecchino al centro del dolce, questo risulterà asciutto al tatto. Servite la torta tiepida e, volendo, con un tè e un ciuffo di panna montata.

Fonti:

giovedì 25 febbraio 2016

Gelato al miele di limone e zafferano

Per rendere il lavoro di Eleonora e Michael, vincitori della sfida n.53 dell'MTChallenge, ancora più ostico per questa sfida, in zona Cesarini, anzi, di più, propongo anche io un'altra ricetta, dolce stavolta, ispiratami dalla primavera imminente, i ciliegi in fiore, le rondini, il tepore e, soprattutto, dal fatto che io mangerei tonnellate di gelato sempre, anche al Polo Nord.
A tal proposito mi sono avvalsa dell'aiuto di un reperto quasi archeologico, un ritrovato pionieristico per l'epoca, i primissimi anni ottanta: un gelataio Simac acquistato da mia madre qualche tempo prima della mia nascita e col quale sono praticamente cresciuta.
Per questa ricetta ho scelto il miele di limone, delicato e ricco di vitamina C, adoperandolo come sostitutivo di tutti gli zuccheri, mentre lo zafferano, che può apparire 'stonato' nel complesso, in realtà non altera il gusto del miele, che resta dominante, ma lo accompagna e lo arricchisce conferendo al gelato un piacevole colore paglierino.

Ingredienti:

- 300 ml di latte fresco intero
- 200 ml di panna
- 120 gr di miele di limone
- una punta di zafferano


PREPARAZIONE

In un pentolino antiaderente scaldate il latte assieme al miele fino al completo scioglimento di quest'ultimo, portando il liquido quasi al bollore. Versate il tutto in un recipiente e fate raffreddare.
Aggiungete la panna al latte ormai freddato e lo zafferano, amalgamate bene e trasferite tutto in una gelatiera (i tempi variano a seconda del tipo di elettrodomestico utilizzato).
Servite in cono o coppetta con della buccia grattugiata di limone non trattato.

Con questa seconda ricetta partecipo alla sfida di febbraio, la n.54, dell'MTC.