mercoledì 25 maggio 2016

Cheesecake salato al prezzemolo con ricotta di bufala e sautè di vongole veraci

Questo mese mi aggrego agli sfidanti in coda ma avevo questo cheesecake in mente da parecchio tempo: me lo immaginavo proprio così, dalla potenza all'atto senza cambiare una virgola in corso d'opera.
MTChallenge - lo dico sempre - è ad ogni sfida la possibilità di misurarsi con gli altri e soprattutto con se stessi, sbagliare, imparare e trovarsi alla fine, spesso senza crederci poi tanto, visualizzando la foto nel display della macchina fotografica, con una freccia in più nella propria faretra.
E questo è quello che è accaduto anche a questa corsa con la ricetta del cheesecake proposta da Annaluisa e Fabio del blog Assaggi di viaggio, vincitori della sfida di aprile, santi subito!

Ingredienti
(per un cheesecake di 18-20 cm di diametro)

per i biscotti:

- 90 g di burro
- 200 g di farina
- 1 uovo intero
- un pizzico di sale
- un cucchiaino di prezzemolo essiccato tagliato finissimo

per la base del cheesecake:

- 200 g dei biscotti di cui sopra
- 50 g di burro

per lo strato al formaggio:

- 240 g di formaggio spalmabile tipo Philadelphia in panetti
- 300 g di ricotta di bufala
- 50 g di panna
- 6 g di gelatina in fogli
- prezzemolo a piacere

per la copertura:

- 300 g di pomodorini datterini gialli
- un cucchiaio d'olio evo
- uno spicchio d'aglio
- sale q.b.
- 1/2 cucchiaino di agar agar

per il sautè di vongole:

- 300 g di vongole veraci
- un cucchiaio di olio evo
- 2 spicchi d'aglio
- prezzemolo
- peperoncino

PREPARAZIONE

Si comincia dai biscotti quindi in un mixer tritate la farina col burro freddo a pezzetti, aggiungete poi l'uovo intero, il sale e il prezzemolo e formate un panetto che metterete a riposare in frigorifero avvolto in pellicola per circa un'ora.
Trascorso il tempo, stendete la pasta tra due fogli di carta da forno (lo spessore deve misurare circa mezzo centimetro), formate i biscotti e cuoceteli in forno statico preriscaldato a 175-180°C per 20-25 minuti. Fate raffreddare e triturate i biscotti, mescolateli con il burro fuso e iniziate a creare la base del vostro cheesecake versando il tutto all'interno di un anello rivestito di acetato posto nel piatto di portata. Schiacciate, compattate, livellate e mettete in frigorifero.
Per lo strato di formaggio schiacciate i panetti di formaggio spalmabile e aggiungete la ricotta. Riscaldate la panna, scioglietevi i fogli di gelatina ammollati in acqua fredda ben strizzati e versatela nel composto di formaggio e ricotta amalgamando assieme al prezzemolo. Spalmate il tutto sulla base di biscotti, livellate e rimettete in frigorifero.
L'ultimo strato è quello che richiede più tempo, non tanto per la preparazione quanto per il tempo d'attesa per la gelificazione.
In un pentolino mettete un cucchiaio d'olio e l'aglio, aggiungete i pomodorini e fate cuocere per circa mezz'ora. Aggiustate di sale e, a cottura 
avvenuta, filtrate il sugo: la resa deve essere di circa 200 ml quindi all'occorrenza aggiungete dell'acqua, regolando di nuovo il sale. Sciogliete nel liquido filtrato mezzo cucchiaino di agar agar, rimettete sul fuoco e portate a ebollizione, attendete un paio di minuti e spegnete. Versate il composto su un piano rivestito di acetato, fate intiepidire e ponete in frigo per almeno 3 ore. Una volta gelificato, tagliate un cerchio della stessa circonferenza dell'anello di metallo e con delicatezza ponetelo sul cheesecake (ovviamente 'svestito' dei fogli e dell'anello). Rimettete per l'ultima volta in frigorifero.
Per il sautè di vongole, lavate le conchiglie in abbondante acqua fredda e mettetele in una padella con un cucchiaio d'olio caldo e un paio di spicchi d'aglio. Coprite e fate stufare per qualche minuto: appena tutte le vongole si saranno schiuse, spegnete e, se necessario per la presenza di sabbia, filtrate il fondo. Spolverizzate con prezzemolo fresco tritato e peperoncino.
A questo punto il vostro cheesecake è pronto: estraetelo dal frigo, decorate la superficie di datterini con qualche vongola e portatelo in tavola con il resto del sautè in un piatto unico o servito in coppette.
Con questa ricetta partecipo alla sfida n.57, quella del mese di maggio, dell'MTC.

sabato 21 maggio 2016

Il tema del mese: la pastiera napoletana

Da "La Cucina Napoletana" di Jeanne Caròla Francesconi:
Tradizionale e immancabile il giorno di Pasqua su ogni mensa napoletana, la pastiera è quasi un'intima parte del popolo napoletano che annualmente riemerge, perfino in questa nostra era ansiosa di abolire tutto ciò che è tradizionale.  
Nessuno sfugge al fascino della pastiera, fascino dovuto non tanto alla golosità quanto ad un inconscio sentimento d'amore che si rinnova di padre in figlio. 
E' certo che di questo dolce, antesignano, per il suo profumo, della imminente primavera, in periodo pasquale si fa un gran parlare. 
Ogni famiglia ha la sua personale ricetta, variata soprattutto nelle proporzioni: chi vi mette la crema e chi no; l'uno la preferisce molto profumata di acqua di fiori d'arancio, l'altro invece fa di quest'ultima un uso molto parsimonioso. 
Tutti però discutono sulle regole e sui propri gusti; si rammaricano se la pastiera di quest'anno è riuscita meno bene di quella dell'anno precedente, se ne gloriano se si verifica il contrario e se la scambiano per poterla reciprocamente giudicare, comunicandosi dosi ed accorgimenti. E poichè la pastiera si conserva almeno per una settimana, i giorni successivi alla Resurrezione sono punteggiati di piccoli assaggi (di mattina accompagnata da una tazza di caffè, la pastiera è gustosissima) che prolungano la festosa atmosfera pasquale fino a quando il 'ruoto' non resti completamente vuoto. 
E l'anno dopo si ricomincia.

«E,venuto lo juorno destenato, oh bene mio: che mazzecatorio e che bazzara che se facette! Da dove vennero tante pastiere e casatielle? Dove li sottestate e le porpette? Dove li maccarune e graviuole? Tanto che nce poteva magnare n'asserceto formato.»

(Giambattista Basile, La gatta cenerentola)


Storia


La pastiera, probabilmente, sia pure in forma rudimentale, accompagnava le feste pagane che celebravano il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l'uovo, simbolo di vita nascente. Il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta del ripieno potrebbe derivare direttamente dal pane di farro tipico delle nozze romane dette appunto "confarreatio". Un'altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all'epoca di Costantino il Grande, a base di latte e miele che i catecumeni ricevevano come offerta nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.
Nell'attuale versione fu forse inventata in un ignoto monastero napoletano dove una suora volle che in quel dolce, simbolo della Resurrezione di Cristo, si sentisse il profumo dei fiori dell'arancio del giardino conventuale. Alla bianca ricotta mescolò una manciata di grano che dal nero della terra in cui viene seminato germoglia e risorge splendente come oro. Aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, il cedro e le spezie venute dall'Asia.
È storia nota poi che le suore dell'antichissimo convento di San Gregorio Armeno si aggiudicarono la reputazione di maestre nella complessa manipolazione della pastiera e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.
Ogni brava massaia napoletana si ritiene detentrice dell'autentica, o della migliore, ricetta della pastiera. Ci sono tuttavia due scuole di pensiero a riguardo: la più antica insegna a mescolare alla ricotta semplici uova sbattute; la seconda, decisamente innovatrice, raccomanda di mescolarvi una densa crema pasticciera che la rende più leggera e morbida, innovazione dovuta al dolciere-lattaio Starace la cui bottega sorgeva in un angolo di Piazza Municipio e che ora non esiste più.
La pastiera va confezionata con un certo anticipo, non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, per dare agio a tutti gli aromi di cui è intrisa di ben amalgamarsi in un unico e inconfondibile sapore. Appositi "ruoti" di ferro stagnato sono destinati a contenere la pastiera, in essi viene venduta e anche servita, poiché è assai fragile e a sformarla si rischia di rovinarla irrimediabilmente.
Leggenda
La leggenda fa risalire le origini della pastiera al mito di Partenope, la sirena che, incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, fissò lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti che popolavano il golfo, allietandole con canti d’amore e di gioia.Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d’amore che la sirena aveva loro dedicato e, per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero, così sette fra le più belle fanciulle dei villaggi furono incaricate di consegnarle dei doni: la farina, forza e ricchezza della campagna; la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle; le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova; il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura; l’acqua di fiori d’arancio, per il loro profumo; le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo; infine lo zucchero, per esprimere l’ineffabile dolcezza profusa dal suo canto.
La sirena, felice per i tanti doni, quando si inabissò per fare ritorno alla sua dimora, depose le offerte ai piedi degli dei e questi, inebriati anch'essi dal suo soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima pastiera che eguagliava e, anzi, superava in dolcezza il canto della stessa Partenope.
C'è poi anche una leggenda più realistica che narra che di alcuni pescatori rimasti in balìa delle onde per un giorno ed una notte a causa di un improvviso maltempo. Costoro, una volta riusciti a rientrare sulla terraferma, interrogati su come avessero potuto resistere in mare per così tanto tempo, risposero che avevano potuto nutrirsi della 'Pasta di Ieri', fatta con ricotta, uova, grano ed aromi e anche per ciò la Pastiera iniziò ad essere simbolo di rinascita, oltre che per gli ingredienti, perché aveva dato una chance di sopravvivenza a dei pescatori.

Ingredienti

per la pasta frolla:

- 250 g di farina
- 125 g di burro o sugna
- 125 g di zucchero
- 3 tuorli

per il grano:

- 170 g di grano precotto
- 350 ml di latte
- la buccia grattugiata di mezza arancia o limone
- una noce di burro o sugna
- 1 cucchiaino di zucchero
- 1 pizzico di vaniglia

per il ripieno:

- 125 g di ricotta di pecora
- 170 g di zucchero
- 3 tuorli d'uovo
- 2 albumi
- 50 g di acqua di fiori d'arancio
- 20 g di cedro candito
- 20 g di arancia candita
- 30 g di cocozzata (zucca candita)
- un pizzico di cannella in polvere


PREPARAZIONE

Cominciate dalla cottura del grano perciò ponetelo in una pentola capiente assieme al latte, la buccia d'arancia, lo zucchero, il burro e la vaniglia e lasciate andare a fuoco lento per circa un'ora o, almeno, fino a che il latte non si sarà assorbito abbastanza da creare assieme al resto una crema. Spegnete e lasciate raffreddare.

La preparazione della frolla è semplicissima: fate una fontana con zucchero e farina, ponete al centro i tuorli e il burro freddo a tocchetti. Con le punte delle dita sbriciolate il burro con la polvere e impastate quanto basta perchè si formi una palla che metterete a riposare per circa mezz'ora in frigorifero.

Per quanto riguarda il ripieno, pesate la ricotta, passatela al setaccio e mescolatela con lo zucchero per qualche minuto. Aggiungete i tuorli uno alla volta (lasciando da parte i due albumi che monterete a neve), il grano cotto, i canditi a pezzettini, la cannella e l'acqua di fior d'arancio: quest'ultima va aggiunta gradualmente ed eventualmente non tutta se non è di vostro gusto l'aroma. Date una mescolata al tutto e finite con gli albumi montati, amalgamandoli al composto con movimenti dal basso verso l'alto.

Trascorso il tempo di riposo della pasta frolla, prelevatene i 2/3 e stendetela tra due fogli di carta oleata o da forno quindi rivestite il tipico 'ruoto' di alluminio che per questa dose non dovrà superare i 24-25 cm di diametro. Fate dei buchi sul fondo coi rebbi della forchetta e versatevi all'interno il composto di grano e ricotta. Con la restante pasta frolla fate delle strisce che porrete trasversalmente sulla superficie del dolce a mo' di decorazione.

Cuocete la pastiera in forno statico preriscaldato a 180°C per un'ora e, una volta sfornata, lasciatela riposare anche una notte intera prima di mangiarla.
Nota Bene: la pastiera è un dolce particolarmente umido quindi non vale la prova dello stecchino nè, anche per questo, si sforma dal suo 'ruoto' di cottura.


FONTI:

- Jeanne Caròla Francesconi - 'La cucina napoletana'
- https://it.wikipedia.org/wiki/Pastiera_napoletana
- http://www.pastiera.it/

domenica 24 aprile 2016

Biscotti sablèe all'olio d'oliva con farina di riso al profumo d'anice stellato

Se la mia prima proposta è nata e si è sviluppata su un cammino disseminato di dubbi e indecisioni, questa mia seconda ricetta è stata la cosiddetta quadratura del cerchio: buona la prima, insomma! L'ho decisa e l'ho eseguita dritta come un treno, dalla fase delle pesate fino all'assaggio: ho optato per una sablèe all'olio extravergine di oliva con farina di riso e al profumo di anice stellato, quindi una ricetta senza latticini e senza glutine, tuttavia di grandissimo gusto. Dani e Juri del blog Acqua e Menta, vincendo la scorsa sfida e scegliendo i biscotti hanno posto una vera e propria pietra miliare sia nell'MTC sia nel mondo dei biscotti, ne sono certa!
Ingredienti

(per 2 leccarde):

- 208 g di olio extravergine di oliva
- un pizzico di sale
- 3 o 4 g di anice stellato in polvere
- 105 g di zucchero a velo
- 1 uovo intero e 1 tuorlo
- 250 g di farina di riso

PREPARAZIONE

In una ciotola di vetro montate leggermente l'olio con gli aromi e il sale, aggiungete le uova e lo zucchero continuando a mescolare con una frusta e, infine, a più riprese, la farina di riso. Amalgamate bene dopodichè ponete il composto in frigo per un'oretta prima dell'uso.

Essendo l'impasto non proprio solido ma plastico, trasferitelo in una sac-a-poche e con una bocchetta larga a vostro gusto staccate dei segmenti di pasta su una leccarda rivestita di carta da forno, lasciando un paio di centimetri tra un biscotto e l'altro. Infornate per 20-25 minuti in forno statico preriscaldato a 170°C, sfornate e lasciate raffreddare. Servite con un soffio di zucchero a velo.

Con questa ricetta partecipo alla sfida di aprile, la n.56, dell'MTC.

Biscotti di frolla classica al farro tra i due vulcani

Aprile m'è passato sotto il naso come un soffio di vento ed è stato dolce e atroce proprio come ogni aprile della mia vita. Non a caso, anzi, proprio per questo, forse, è il mese in cui sono nata. E, sia chiaro, non lo cambierei di una virgola.
La prima ricetta che, in extremis - per l'appunto-, propongo per la sfida dell'MTC di aprile, decisa dai sommi vincitori Dani e Juri del blog Acqua e Menta, è cambiata moltissime volte prima di raggiungere la forma definitiva, che non mi ha soddisfatta comunque, come tutte le cose che nascono sotto la luce dell'indecisione. E' una frolla classica al farro, semplice e indolore, buonissima e per questo 'volatile', farcita come se si trattasse di un cannolo siciliano ma con delle variazioni che la avvicinano alla Campania: provare per credere!

Ingredienti
(per ca.18-20 biscotti di 5 cm ø)

- 250 g di burro all'82% di materia grassa tra i 10° e i 14°C
- 250 g di farina debole
- 250 g di farina bianca di farro
- 250 g di zucchero a velo
- 2 uova piccole
- 5 g di sale
- 1 g di vaniglia (baccello)
- 4 g di buccia grattugiata mista di arancia e limone


(per la farcitura)

- 300/350 g di ricotta di bufala in salvietta
- 50/60 g di zucchero a velo
- 70/100 g di macedonia candita a dadini
- la buccia grattugiata di un limone
- ciliegie candite
- granella di pistacchio non salata


PREPARAZIONE

A mano o in una planetaria munita di foglia mescolate il burro a dadini con gli aromi, aggiungete lo zucchero e le uova, uno per volta, e, infine, le farine. Quando l'impasto sarà ben amalgamato, ponetelo in un contenitore coperto con pellicola trasparente e lasciatelo riposare in frigorifero per 10-12 ore.

A parte, montate la ricotta di bufala con lo zucchero a velo, aggiungete i canditi e la buccia di limone e riponete in frigorifero fino al momento dell'uso.

Una volta trascorso il tempo, prendete l'impasto, stendetelo, preferibilmente tra due fogli di carta da forno in modo da non utilizzare ulteriore farina, e formate dei cerchi a metà dei quali dovrete praticare un buco centrale. Ponete le forme ricavate su una leccarda rivestita con carta da forno e cuocete in forno statico preriscaldato a 170°C per 25 minuti circa. Sfornate e lasciate raffreddare.

E' il momento di farcire i vostri biscotti di frolla: sulla metà intera, con l'aiuto di una sac-a-poche munita di una bocchetta tonda liscia abbastanza larga perchè i canditi possano passare, mettete una buona dose di ricotta, chiudete con il biscotto bucato, fate aderire al bordo di ricotta della granella di pistacchio e proprio in corrispondenza del buchino ponete una ciliegina candita. Terminati tutti i biscotti, conservateli in frigorifero e, volendo, prima di servirli, spolverizzateli con un po' di zucchero a velo.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.56 del mese di aprile dell'MTC.


sabato 26 marzo 2016

Brodetto del Tirreno (per due)

-Che il potere del guanto monouso sia come! E' stato il primo pensiero quando ho appreso l'argomento della sfida scelto da Annamaria de 'La cucina di qb' per questo mese. Ebbene sì, io ho un pessimo rapporto con la fauna ittica, basti pensare che ho speso più soldi per il retino che per il pesce rosso, pur di non correre il rischio di venirci mai a contatto!
Scherzi a parte, come per la maggior parte delle fobie, una delle chiavi per risolverle è affrontarle e quindi, non da ieri per fortuna, mi sono avvicinata a tentoni al mondo del pesce iniziando dai piccoli esemplari quali vongole, crostacei e misto per frittura. Per amore mi sono avventurata nel mare magnum dei pesci in crosta di qualunque cosa e col coraggio che solo una neomamma conosce, in tempi più o meno recenti, ho imparato tutto sul meraviglioso mondo delle sogliole.
Mai tuttavia mi ero addentrata nello sfilettamento di un pesce crudo e, alla luce del mio brodetto ben riuscito, ringrazio la ditta MTChallenge per avermi dato la possibilità e acceso in me la curiosità di imparare, fare da me qualcosa da zero e scoprire che la mia diffidenza era solo un grosso mulino a vento.
Per la mia ricetta ho scelto il pescato del giorno della mia pescheria di fiducia: 'less is more' e 'poco ma buono' sono stati i miei fari.


Ingredienti:

(per il brodetto)

- 1 pezzogna di 600 gr ca.
- 2 scampi
- 2 gamberi rossi di Mazara
- 4 merluzzi piccoli
- 400 gr di vongole veraci
- 2 cucchiai di polpa di pomodoro
- aceto di vino bianco
- peperoncino forte contuso
- olio extravergine di oliva
- 2 spicchi d'aglio
- prezzemolo fresco
- sale
- pane raffermo
- fumetto di pesce*


(per il fumetto)*

- testa e lisca della pezzogna
- teste dei gamberi
- scarti dei merluzzi (no interiora)
- 1,5 l d'acqua
- cubetti di ghiaccio
- aglio
- 1 carota
- 1 cipolla
- olio extravergine di oliva
PREPARAZIONE

Innanzitutto occorre mettere le vongole a bagno in acqua fredda e sale e poi pulire il pesce, quindi ricavare dei filetti dalla pezzogna e dai merluzzi, eliminare testa e coda dai gamberi e tenere da parte il tutto, anche gli scarti.
In una casseruola alta con un paio di cucchiai d'olio e uno spicchio d'aglio mettete lisca e teste del pesce pulito e fate soffriggere premendo con un mestolo per qualche minuto. Aggiungete l'acqua coi cubetti di ghiaccio, poi la carota e la cipolla e lasciate schiumare e bollire fino a che il liquido non si sarà ridotto di almeno un terzo. Aggiustate il brodo ottenuto di sale, filtrate con un colino stretto e tenete in caldo.
Prendete ora il pane e tagliatelo a mo' di crostini. Disponete le fette su una leccarda e lasciatele abbrustolire in forno per una decina di minuti a 200°C. A piacere, per accompagnare al meglio il brodetto, potete grattugiarvi sopra dell'aglio fresco.
In una pentola capiente fate un fondo con olio, peperoncino, prezzemolo e aglio sminuzzati, fate soffriggere e aggiungete gamberi e scampi. Dopo una decina di minuti irrorate con una spruzzata abbondante di aceto di vino bianco e lasciate evaporare, quindi continuate le aggiunte con le vongole, un paio di cucchiai di polpa di pomodoro e del fumetto di pesce a sufficienza.
Quando le vongole si saranno tutte dischiuse, il brodetto sarà quasi pronto: aggiungete i filetti tagliati a piccoli tranci e lasciateli cuocere per cinque minuti senza mai mescolare o usare mestoli di qualsiasi genere, tutt'al più scuotete leggermente la casseruola.
Servite il brodetto caldo con i crostini e una manciata di prezzemolo fresco tritato.


Con questa ricetto partecipo alla sfida di marzo, la n.55, dell'MTChallenge.

mercoledì 2 marzo 2016

Il tema del mese: Gingerbread cake

La gingerbread cake è una torta speziata morbida a base di melassa e zenzero fresco e secco che si usa per accompagnare e addolcire l'ora del tè nei Paesi britannici. In particolare, l'uso della melassa contribuisce a rendere e mantenere particolarmente soffice e umido l'interno di questo dolce anche a distanza di qualche giorno.

Ingredienti:

- 400 g di farina
- 100 g di burro a temperatura ambiente
- 1 uovo
- 350 ml di acqua bollente
- 285 g di melassa (o miele di acacia)
- 100 g di zucchero grezzo di canna
- 100 g di zucchero bianco
- 1 cucchiaio di lievito per dolci
- 1/2 cucchiaino di bicarbonato
- 1 cucchiaio di zenzero secco in polvere
- 50 g ca. di zenzero fresco grattugiato
- 1/4 di cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
- 1 e 1/2 cucchiaini di cannella
- 1/2 cucchiaino di sale grosso


PREPARAZIONE

Scaldate l'acqua in un pentolino e portatela ad ebollizione, aggiungete la melassa e il bicarbonato e spegnete quando la melassa si sarà sciolta. In una ciotola mescolate la farina, le spezie secche, il sale e il lievito e tenete da parte.
Con una planetaria munita di foglia montate il burro e lo zucchero per qualche minuto, aggiungete l'uovo e, infine, lo zenzero fresco grattugiato.
Un po' alla volta, alternandoli, unite il mix di farina speziata e l'acqua con la melassa continuando a far andare la planetaria a bassa velocità.
Quando tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati tra loro, versate il composto in una teglia tonda da 20-22 cm di diametro imburrata o rivestita di carta da forno e cuocete la vostra girgerbread cake in forno preriscaldato statico a 175-180°C per almeno un'ora o quando, inserendo uno stecchino al centro del dolce, questo risulterà asciutto al tatto. Servite la torta tiepida e, volendo, con un tè e un ciuffo di panna montata.

Fonti:

giovedì 25 febbraio 2016

Gelato al miele di limone e zafferano

Per rendere il lavoro di Eleonora e Michael, vincitori della sfida n.53 dell'MTChallenge, ancora più ostico per questa sfida, in zona Cesarini, anzi, di più, propongo anche io un'altra ricetta, dolce stavolta, ispiratami dalla primavera imminente, i ciliegi in fiore, le rondini, il tepore e, soprattutto, dal fatto che io mangerei tonnellate di gelato sempre, anche al Polo Nord.
A tal proposito mi sono avvalsa dell'aiuto di un reperto quasi archeologico, un ritrovato pionieristico per l'epoca, i primissimi anni ottanta: un gelataio Simac acquistato da mia madre qualche tempo prima della mia nascita e col quale sono praticamente cresciuta.
Per questa ricetta ho scelto il miele di limone, delicato e ricco di vitamina C, adoperandolo come sostitutivo di tutti gli zuccheri, mentre lo zafferano, che può apparire 'stonato' nel complesso, in realtà non altera il gusto del miele, che resta dominante, ma lo accompagna e lo arricchisce conferendo al gelato un piacevole colore paglierino.

Ingredienti:

- 300 ml di latte fresco intero
- 200 ml di panna
- 120 gr di miele di limone
- una punta di zafferano


PREPARAZIONE

In un pentolino antiaderente scaldate il latte assieme al miele fino al completo scioglimento di quest'ultimo, portando il liquido quasi al bollore. Versate il tutto in un recipiente e fate raffreddare.
Aggiungete la panna al latte ormai freddato e lo zafferano, amalgamate bene e trasferite tutto in una gelatiera (i tempi variano a seconda del tipo di elettrodomestico utilizzato).
Servite in cono o coppetta con della buccia grattugiata di limone non trattato.

Con questa seconda ricetta partecipo alla sfida di febbraio, la n.54, dell'MTC.